Salta al contenuto principale
Autismo e comunicazione: linguaggio letterale e metafore
Articolo

Autismo e comunicazione: linguaggio letterale e metafore

📅 15 Dicembre 2025 alle 00:00 ⏱️ 5 min di lettura ✍️ Giulia Calvani

Come le persone autistiche comprendono linguaggio figurato, metafore, ironia e modi di dire. Strategie per una comunicazione efficace e inclusiva.

Alla base della società c’è la comunicazione. Ci permette di percepire informazioni, dargli un significato coerente e sviluppare una risposta in linea con l’ambiente.

In molti casi, le persone autistiche hanno un modo diverso di approcciarsi alla comunicazione rispetto agli individui neurotipici. Ad esempio, nella comprensione del linguaggio figurato, nell’utilizzo di metafore e sottintesi o nell’interpretazione del contesto.

Di conseguenza, si rischia di creare confusione e ambiguità che rendono complicate le interazioni sociali.

Per comunicare in modo efficace e costruire relazioni più solide, quindi, è importante conoscere e comprendere l’approccio delle persone autistiche al linguaggio.

La pragmatica nella mente autistica

La comunicazione non è fatta solo di parole, ma anche e soprattutto di pragmatica, ossia il modo in cui utilizziamo in linguaggio in base al contesto sociale. 

Per essere efficace, la pragmatica richiede capacità di ragionamento astratto, che consiste nel cogliere relazioni non letterali e interpretare simboli e concetti.

Alla base della pragmatica, ci sono:
  • Interpretazione di significati impliciti: una metafora richiede di andare oltre il significato letterale e astrarre il significato
  • Flessibilità cognitiva: trasformare il dato concreto cambiando prospettiva e immaginando scenari alternativi
  • Teoria della mente e astrazione: astrarre dalle parole e inferire lo stato mentale dell’altro
  • Generalizzazione di regole sociali: la pragmatica implica riconoscere regole implicite della comunicazione (turni di parola, tono, registro). 
Queste regole non sono sempre esplicite: vanno astratte dall’esperienza.
La difficoltà delle persone autistiche nel comprendere il linguaggio figurato, le metafore e i contesti dipende proprio da una carenza di abilità pragmatica. 

Questa carenza è dovuta a una combinazione di cause:
  • Teoria della mente: difficoltà nel riconoscere e inferire gli stati mentali degli altri (pensieri, emozioni, intenzioni)
  • Attenzione congiunta: la capacità di condividere l’attenzione su un oggetto o evento con un’altra persona è ridotta
  • Funzioni esecutive: rigidità cognitiva e difficoltà di flessibilità mentale ostacolano l’uso creativo e adattivo del linguaggio
  • Interesse sociale e motivazione comunicativa: minore propensione alle interazioni sociali, dunque ridotte occasioni di esercizio della pragmatica
  • Aspetti neurobiologici: alterazioni nelle reti cerebrali coinvolte nell’elaborazione sociale e linguistica (aree frontali e temporali)
  • Difficoltà nel riconoscere che alcune espressioni possono cambiare significato in base al contesto

Di conseguenza, il pensiero in una persona autistica è spesso concreto e dettagliato, ma fatica a trasformarsi in interpretazioni pragmatiche. 

Il linguaggio figurato nell’autismo

Il linguaggio figurato, ossia metafore, ironia, modi di dire, proverbi… aggiunge strati di significato e stimola l’immaginazione. La forma più comune è la metafora, cioè una figura retorica che sostituisce un concetto con un altro, basandosi su una somiglianza.

Ad esempio: “Hai un cuore di pietra” è una metafora utilizzata per esprimere il concetto dell’insensibilità.

Una persona autistica con difficoltà di astrazione, tuttavia, potrebbe interpretare letteralmente e chiedersi come fa un cuore a essere fatto di pietra.

Ancora più complesso è l’utilizzo di ironia e modi di dire, che richiedono un livello superiore di astrazione per collegare concetti distanti, spesso senza un legame diretto.
Inoltre, si aggiunge il fattore dell’intenzione comunicativa, ossia distinguere tra ciò che viene detto e ciò che realmente si intende. 

Ad esempio: “Che bella giornata!”, detto mentre c’è il temporale, è un’espressione ironica che esprime l’opposto di ciò che viene detto. 

Una persona autistica, invece, potrebbe sentirsi disorientata dal fatto che il linguaggio non corrisponde alla realtà concreta.

Nel caso dei proverbi, ad esempio “Chi dorme non piglia pesci”, l’intenzione è quella di utilizzare un’immagine concreta per astrarre la regola generale (chi non si impegna non ottiene risultati). 

Gli individui con difficoltà nella teoria della mente, però, potrebbero intendere che si sta parlando di pesca.

Impatto sulla vita sociale e modalità d’intervento

Le difficoltà nel linguaggio hanno un impatto in molte aree della vita.
  • Incomprensioni comunicative: una persona che non percepisce l’ironia e i modi di dire può essere percepita come “fredda” o “ingenua”, poco empatica o persino asociale
  • Contesti sociali: può risultare difficile inserirsi nelle conversazioni informali, alimentando esclusione e isolamento
  • Ambiente scolastico: nei contesti educativi, alcune consegne (comprensione di testi, proverbi o indicazioni implicite) possono creare ostacoli e disagi
  • Ambiente lavorativo: la comunicazione per sottintesi, metafore e slogan può essere una vera e propria barriera, facendo apparire la persona come poco attenta e inaffidabile
  • Relazioni interpersonali: per una persona che ha difficoltà nel recepire emozioni o intenzioni implicite, può essere difficile creare e mantenere relazioni di amicizia e di coppia

Per favorire l’autonomia comunicativa e l’inclusione sociale, si può ricorrere ad alcuni strumenti e interventi, tra cui:
  • Training con esempi multipli (Multiple Exemplar Training): presentare molte varianti di una stessa metafora o figura retorica aiuta a generalizzare il concetto e a coglierne il significato astratto.
  • Supporti visivi e concreti: l’utilizzo di Illustrazioni, schemi, mappe concettuali per spiegare metafore e modi di dire è utile per trasformare l’astratto in immagini più accessibili
  • Storytelling guidato: i racconti che integrano metafore e ironia favoriscono la comprensione in un contesto narrativo
  • Interventi comportamentali di terza generazione: tecniche che puntano a sviluppare flessibilità cognitiva e consapevolezza del contesto.
Ovviamente, è importante ricordare che l’obiettivo non è “correggere” il funzionamento di una persona autistica, bensì offrire strategie e strumenti per valorizzare il proprio modo di pensare in società.

Perché questo avvenga, è importante che anche la società stessa si muova verso l’inclusione. Ad esempio, formando insegnanti, colleghi e familiari a usare un linguaggio più chiaro e accessibile, e promuovendo la libertà di chiedere spiegazioni.

Conclusione

La comunicazione non è solo questione di parole e di linguaggio, è ciò che connette davvero le persone. Ci permette di vederci, di conoscerci, di condividere.
Solo quando riconosciamo che esistono diverse forme di comunicazione, e che sono tutte ugualmente valide, abbiamo la possibilità di conoscere davvero chi ci sta intorno.

Professionisti che operano in quest'area

Sulla piattaforma trovi professionisti che offrono servizi correlati a questo argomento.

Valentina  Cattini
Valentina Cattini

Pedagogista

Monza

Contatta
Giulia Montagnese
Giulia Montagnese

Logopedista

Milano

Contatta
Antiniska Fumo
Antiniska Fumo

Logopedista, coadiutore del cane, docente e tecnico ABA

Rimini

Contatta

Chi ha creato questo contenuto

Giulia Calvani

Scrittrice autistica e autrice del libro: “Volevo Essere Normale”.

Condividi