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 Disprassia verbale e autismo: correlazioni cliniche e impatto sullo sviluppo comunicativo
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Disprassia verbale e autismo: correlazioni cliniche e impatto sullo sviluppo comunicativo

📅 27 Maggio 2026 alle 19:00 ⏱️ 4 min di lettura ✍️ Roberta Tartaglia

Un numero crescente di studi suggerisce che, in alcuni casi, le difficoltà di linguaggio nell’autismo possano essere legate anche a problemi nella pianificazione del parlato, come quelli osservati nella disprassia verbale. In questo articolo si fa il punto sulle evidenze scientifiche più recenti e su come queste possano aiutare a comprendere meglio i diversi profili comunicativi nello spettro autistico.

 
Disprassia verbale e autismo: correlazioni cliniche e impatto sullo sviluppo comunicativo
La relazione tra disprassia verbale (Childhood Apraxia of Speech, CAS) e Disturbo dello Spettro Autistico (ASD) è oggi sempre più considerata all’interno di un quadro unitario dello sviluppo comunicativo, piuttosto che come semplice co-occorrenza di due condizioni distinte. Le evidenze provenienti dalla letteratura indicizzata su PubMed negli ultimi anni indicano infatti che le difficoltà nella produzione del linguaggio e quelle nella comunicazione sociale possono intrecciarsi in modo significativo, contribuendo alla grande eterogeneità dei profili linguistici nello spettro autistico.
Linguaggio nell’autismo: una traiettoria non uniforme
Il linguaggio nell’ASD presenta una variabilità estremamente ampia. Alcuni individui sviluppano competenze linguistiche adeguate o avanzate, mentre altri rimangono con un linguaggio limitato o assente. Tra questi estremi si collocano profili intermedi in cui le difficoltà non riguardano solo l’uso sociale del linguaggio, ma anche la sua organizzazione interna e la sua produzione.
La ricerca recente ha progressivamente spostato l’attenzione dal solo livello pragmatico a una visione più ampia, che include anche la componente fonologica, prosodica e motoria del linguaggio. In questo contesto, una parte dei bambini con ASD mostra caratteristiche che suggeriscono difficoltà nella pianificazione e nella coordinazione della produzione verbale.
Sovrapposizione tra difficoltà motorie del linguaggio e ASD
Diversi studi clinici e revisioni sistematiche indicano che nei bambini con autismo, soprattutto in quelli con linguaggio limitato, possono essere presenti difficoltà compatibili con disturbi della programmazione motoria del parlato.
Questa sovrapposizione ha un significato clinico rilevante perché le difficoltà comunicative tipiche dell’ASD possono rendere meno evidenti i problemi di produzione del linguaggio, mentre le difficoltà articolatorie possono a loro volta amplificare le limitazioni comunicative. Il risultato è un profilo in cui le due dimensioni non sono facilmente separabili nella pratica clinica e si influenzano reciprocamente.
Impatto sullo sviluppo comunicativo
Dal punto di vista evolutivo, questa interazione può incidere in modo significativo sulle traiettorie comunicative precoci. Quando la produzione verbale è instabile o faticosa, il bambino può ridurre le occasioni di comunicazione orale, affidandosi maggiormente a strategie alternative come gesti, vocalizzazioni o forme di comunicazione non verbale.
In presenza di ASD, dove la comunicazione sociale può già essere meno spontanea o meno orientata all’interazione, questa riduzione dell’input verbale può avere un impatto amplificato sullo sviluppo del linguaggio. Ne deriva una maggiore eterogeneità nei percorsi evolutivi, con differenze marcate non solo nella quantità di linguaggio prodotto, ma anche nella sua stabilità e nella sua evoluzione nel tempo.
Prospettiva neurocognitiva
Le evidenze neurocognitive suggeriscono che la produzione del linguaggio dipenda da una rete integrata che coordina processi percettivi, linguistici e motori. Nell’autismo, alcune ricerche indicano una diversa organizzazione di questa integrazione, soprattutto quando aumenta la complessità del compito comunicativo.
Quando a queste differenze si associano difficoltà nella pianificazione motoria del parlato, il sistema complessivo può risultare meno efficiente nella traduzione dell’intenzione comunicativa in produzione verbale fluida. Questo aiuta a spiegare perché alcuni bambini nello spettro mostrano andamenti linguistici discontinui o difficili da prevedere nel tempo.
Implicazioni cliniche
Dal punto di vista clinico, questa prospettiva richiede una valutazione del linguaggio che non si limiti agli aspetti sociali o semantici, ma includa anche la qualità della produzione motoria e della fluenza articolatoria.
L’identificazione delle diverse componenti del profilo comunicativo è fondamentale per costruire interventi mirati. Nei casi in cui le difficoltà motorie del linguaggio contribuiscono in modo significativo al quadro, gli interventi devono essere adattati per sostenere la stabilità della produzione verbale, integrandosi con strategie comunicative più ampie quando necessario.
Conclusione
Le evidenze scientifiche più recenti indicano che la relazione tra disprassia verbale e autismo non può essere interpretata come una semplice associazione tra due disturbi separati. Piuttosto, emerge un quadro in cui componenti diverse dello sviluppo comunicativo interagiscono tra loro, contribuendo alla variabilità dei profili linguistici osservati nello spettro autistico.
Comprendere questa interazione permette una lettura più accurata delle difficoltà comunicative e favorisce interventi più coerenti con la complessità del profilo clinico.

Questo contenuto è firmato da Roberta Tartaglia

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Chi ha creato questo contenuto

Roberta Tartaglia

logopedista età evolutiva

Milano, Lombardia

Il nostro studio è un'associazione di più figure professionali specializzate nell' ambito dell'autismo e delle neurodivergenze in età evolutiva ed adolescenziale.

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